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esperienza di rebirthing

 

Mi immergo nel mio spazio di quiete e tranquillità.

Mi sdraio supino sul materassino, la testa sul cuscino e gli occhi chiusi. Le braccia sono distese a terra, leggermente divaricate e così è anche per le gambe. Lascio che il peso del mio corpo venga sostenuto dalla terra. Cerco di rilassare la muscolatura. Mi affido.

Trascorrono così diversi secondi, forse due o tre minuti. 
Poi sposto l’attenzione dal corpo al respiro. Lascio che il respiro fluisca, “provando” a non intervenire, a non reagire, a non giudicare. Mi astengo dal compiere qualunque tipo di intervento potenzialmente correttivo. Lascio che il respiro sia così com’è… semplicemente.

Quindi sento che è arrivato il momento di intraprendere il cammino verso la circolarità del respiro. Anche se so cosa fare è comunque necessaria la massima attenzione volontà per raggiungere l’obiettivo. Dapprima colmo la pausa tra inspirazione e espirazione, fondendo la fase finale dell’inspirazione alla fase iniziale dell’espirazione. Dopo alcuni respiri tratti in questo modo, appena sento di aver preso confidenza con questa nuova forma, mi accingo a colmare anche la pausa rimanente, quella tra espirazione e inspirazione.
Questa volta mi attivo per fondere la fase finale dell’espirazione quella iniziale dell’inspirazione.

Dopo alcuni respiri mi rendo conto che il respiro è connesso, che non ci sono più pause. Il respiro è morbido, cerco di non forzare (inspirando) e di non controllare (espirando).

Cerco di tenere l’attenzione legata al respiro, ma mi accorgo che spesso divaga portando distrazioni. Il mio compito allora è sempre lo stesso: ritornare al respiro il più rapidamente e frequentemente possibile.

L’obiettivo adesso non è più la circolarità del respiro ormai raggiunta, è il mantenimento della pratica facendo sì che questa “occupi” completamente la mia attenzione.

Il corpo comincia a farsi sentire con qualche lieve formicolio. Riporto l’attenzione al respiro, incurante di quanto accade nel corpo. Ho fiducia. Il corpo “sa” cosa fare e probabilmente lo “fa” meglio quando è libero dai condizionamenti della mente giudicante.

Inspiro con lieve intenzione e lascio che il corpo mi espiri. Proseguo così fino al punto in cui il respiro è capace di procedere circolarmente senza più alcun mio intervento. Mi affido al respiro.

Sento che adesso è più profondo, sento che l’inspirazione scende più facilmente nell’addome. Mi sembra che ogni respiro si muova più liberamente. Ogni tanto qualche pensiero e qualche lieve tensione fisica si fanno notare. Cerco di lasciar andare. Voglio essere semplicemente testimone di questa nuova esperienza.

Ad un tratto comincia la musica che avevo programmato prima di iniziare la sessione. E’ un segnale! So quanto tempo è passato dall’inizio. La mente subito calcola, giudica, valuta, raffronta.

Mi sento un po’ indietro rispetto alla tabella di marcia. Forse me la sono presa comoda durante la fase di rilassamento e centratura iniziale. Sento che non sono ancora pronto per la fase di integrazione, ma la musica ormai è partita e fermarla mi costerebbe troppo. Lascio che scorra, così come faccio con i pensieri e le sensazioni fisiche.

Torno al respiro. Torno alla circolarità. Sento che c’è ancora movimento e fermento. Lascio che sia. La distrazione musicale ha portato con se un po’ di tensione al collo e ai polsi. Inspiro con intenzione e lascio che il corpo espiri liberamente. 
Procedo così per qualche tempo fino a quando sento che l’intensità e la profondità del respiro stanno calando. Osservo ancora il respiro così com’è. Un respiro che lentamente e quietamente ritrova le pause. Ascolto.

Mentre mi giro sul fianco sinistro, porto l’attenzione anche verso il corpo. Avverto una intensa vibrazione interna, quasi un lieve tremore fisico. In realtà il corpo è quieto e immobile. Quella del tremore è solo una sensazione che però mi fa sorridere. Capisco che la sessione mi ha “mosso” e ne sono lieto.

Ad un tratto mi accorgo che è iniziato un brano musicale tra i miei preferiti. Rimango dolcemente disteso, ascoltando il respiro e il corpo, godendo il piacere che la musica mi trasmette.

Sono passati 6 minuti e 16 secondi, tanto dura il brano (la mia mente razionale è tornata attiva). Con calma sento che è giunto il momento di rimettermi in moto e di tornare alla vita che mi circonda.

Riapro gli occhi, mi allungo un po’. Sento rilassamento, chiarezza, freschezza e piacere.

Sono pronto!!!