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respirando a scuola

Recentemente, una cara amica e collega, mi ha chiesto se fossi intenzionato e proporre insieme a lei un'iniziativa educativa che alcuni anni fa avevamo condotto in alcune scuole elementari (oggi scuole primarie).
Non le ho ancora risposto, però la sua richiesta ha fatto riemergere vividi ricordi di quell'esperienza intensa e impegnativa.

 

Proponevamo dei laboratori educativi utilizzando la meditazione, le pratiche di respirazione e di rilassamento.
L'idea era quella di aiutare i bambini (di età compresa fra i 5/6 anni fino ai 10/11) a sviluppare le proprie capacità di ascolto, attraverso gli strumenti sopra citati.

 

Provate a immaginare una classe di bambini di circa 8 anni, composta da una ventina di elementi, seduti in cerchio, con le gambe incrociate, con gli occhi chiusi, immobili e in assoluto silenzio.
Riuscite a vedere la classe di vostro figlio in questa condizione?
Beh, vi garantisco che in principio, benché fossi convinto della validità di questo progetto, non avrei mai immaginato l'emozione provata in quegli istanti.

 

Durante il primo incontro di questo percorso educativo l'esperienza della meditazione credo sia durata circa 2/3 minuti, un tempo lunghissimo. Non riuscivo a credere a ciò che stavo vivendo. Poi, durante il prosieguo del percorso ho scoperto quanta facilità abbiano i bambini di immergersi in esperienze di ascolto.
Poco prima del termine di ciascun incontro le domande e le condivisioni circa le esperienze vissute attraverso la propria respirazione o la meditazione erano sempre numerosissime. Ciò a testimoniare l'interesse e la curiosità rispetto a quanto avevano provato e sperimentato.

 

Come detto nelle prime righe il percorso educativo proposto veniva condotto da me e dalla mia amica. La presenza di due adulti risultava fondamentale per permettere a tutti i bambini di vivere pienamente l'esperienza. Infatti spesso si creavano due gruppi: quello più numeroso era formato dalla “classe”, quello più piccolo era formato dai bambini “con esigenze particolari”.
Questa divisione permetteva a ciascun bambino di ascoltare sé stesso nel totale rispetto dei propri tempi e del proprio ritmo, senza distrazioni. Ogni incontro portava i due gruppi a riunirsi in uno solo poco prima dell'ultima esperienza di rilassamento finale.

 

Condurre questo progetto è stato per me un fantastico dono. Mi ha permesso di scoprire la facilità che risiede in ciascun bambino di riconoscere sé stesso e le emozioni che prova e, sopratutto, la capacità di trasformare le esperienze “spiacevoli” in situazioni positive.

 

Vorrei condividere una personalissima considerazione: nel momento in cui un bambino riesce a creare uno spazio di silenzio e calma, riesce a scoprire e sfruttare le sue incredibili risorse. Risorse che noi adulti “sappiamo” di aver avuto e di aver anche oggi, forse in misura ridotta. Risorse che se fossimo stati abituati a sfruttare fin dall'infanzia, oggi ci permetterebbero di vivere con maggior benessere e soddisfazione generale.
Se avete letto alcuni dei miei precedenti articoli avrete sicuramente notato che il filo conduttore è sempre il respiro, anzi, l'attenzione al respiro.
Sono convinto che il respiro, anche quello spontaneo e quotidiano, sia uno straordinario “strumento” di auto-conoscenza e sviluppo personale. La facilità, l'elasticità e la morbidezza espressa dai bambini incontrati lungo questo viaggio (educativo) hanno rafforzato in me questa convinzione che oggi ho il piacere di condividere con voi.

 

Grazie a tutti e buon respiro.