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il primo respiro e i pensieri condizionanti

Qualche giorno fa stavo discorrendo con una cara amica, psicoterapeuta. Non ricordo per quale ragione siamo finiti a parlare dell'importanza della respirazione e, in particolare, dei pensieri che ciascuno collega, anche inconsciamente a questo atto vitale.

 

Quando mi trovo ad accompagnare un nuovo gruppo di persone, lungo un percorso o anche solo per un incontro, propongo alcune esperienze per aiutare i partecipanti a portare attenzione al proprio respiro. Le condivisioni e le osservazioni che nascono in seguito a queste esperienze sono sempre interessanti anche se, ovviamente, non riescono mai ad andare in profondità.

 

Per raggiungere livelli più profondi è necessario che il praticante prenda confidenza con se stesso e con il proprio respiro. E' necessario che si senta a suo agio con se stesso e che sia disponibile ad aprirsi. Una volta che è riuscito a sviluppare queste caratteristiche le esperienze che propongo risultano decisamente più efficaci, permettendo al praticante di “scoprire” pensieri che spesso sono radicati nel suo inconscio.

 

Mi sto sempre riferendo a pensieri legati alla respirazione. Non è raro che emergano pensieri come ad esempio:
- “Respirare e doloroso”
- “Respirare fa male”
- “Respirare è faticoso”
- “Respirare è pericoloso”
- “Respirare è sbagliato”

 

Vi sembrano assurdi? Ne siete sicuri? Nessuno di questi risuona in qualche misura in voi? Se la risposta all'ultima domanda è “no”, meglio così... !?! … in caso la risposta fosse affermativa, non c'è nulla di cui preoccuparsi.

 

Tali pensieri, come molti altri simili, possono facilmente essere ricondotti al primo respiro che abbiamo tratto appena nati, o meglio, alla prima inspirazione che abbiamo inalato.

 

Proviamo a pensare alla cruciale importanza che assume la prima inspirazione. Possiamo considerare questa azione come il primo segnale di individualità e, in un certo senso, di indipendenza. Quando siamo in grado di respirare autonomamente il cordone ombelicale può venir reciso, così da separare definitivamente la madre dal neonato.

 

Se questa separazione viene forzatamente anticipata senza una ragione precisa (ad esempio per salvare la vita al neonato e/o alla madre), il neonato e potrebbe vivere sensazioni di urgenza, violenza, sofferenza, obbligo, dolore o molte altre. Urgenza nell'inspirare per non morire, violenza perché la recisione del cordone è stato un vero atto violento, sofferenza per la separazione prematura, obbligo per l'inspirazione che ha dovuto trarre suo malgrado, dolore perché la prima inspirazione tratta improvvisamente e non gradualmente provoca effettivamente dolore. E questi sono solo alcuni esempi.

 

E' bene precisare che il neonato non ha facoltà di pensiero come quelle che abbiamo noi ora e quindi le esperienze appena citate vanno a installarsi in quella che potremmo definire la sua memoria cellulare.

 

Il respiro è vita. 
Credo che in relazione a questa affermazione ci sia ben poco da obbiettare. Quindi se la respirazione assume una delle caratteristiche che sopra abbiamo presentato (dolore, male, fatica, ecc...), possiamo facilmente comprendere come nuovi pensieri possano nascere, ad esempio: la vita è dolorosa, la vita è faticosa, la vita è sofferenza, ecc...

 

Questi sono pensieri capaci di condizionare radicalmente la nostra quotidianità, proprio perché, in verità, hanno condizionato dal momento della prima inspirazione la nostra crescita e la nostra evoluzione.

 

Portare attenzione alla respirazione, ascoltandola e concedendole lo spazio per liberarsi dagli schemi respiratori, può aiutarci a sciogliere i condizionamenti appena citati.

 

E' proprio così, la respirazione è capace di sciogliere blocchi e resistenze, se la mente le lascia spazio. Quando “lavoriamo” con il respiro è possibile che emergano paure e resistenze capaci di far scaturire forti emozioni, se ci limitiamo a seguire il respiro, rimanendo centrati su di esso, senza diventare preda delle emozioni, ecco che le paure e le resistenze si dissolvono.

 

Solo la pratica e l'esperienza può facilitare questo percorso. La respirazione circolare e consapevole del Rebirthing è sicuramente utile in questo senso. Sono molte le condivisioni di praticanti che proprio grazie al Rebirthing hanno contattato il pensiero condizionante legato alla propria respirazione e in particolare alla prima inspirazione e che poi, sempre grazie alla respirazione, sono riusciti a liberarsi, almeno parzialmente, di questo condizionamento.