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N.B. Leggi le avvertenze

rebirthing e attacchi di panico

(Articolo scritto da Margareth Niederkofler - www.margani.it)

 

CHI È PAN? E PERCHÉ CE L'HA CON ME?

Vedremo come andare alla radice del panico. Cercheremo di sapere da chi prendono il nome questi attacchi di panico e da cosa prendono la loro forza. 
Chi è Pan? E perché ce l'ha con me?
Pan, è il dio che incute terrore, che usa la nostra stessa fisiologia ed il nostro cervello per prendere la nostra forza e rivoltarcela contro. Che usa le nostre emozioni per indebolirci… oppure è il nostro migliore amico di cui invidiamo la spontaneità da bambino, l'accettazione incosciente del pericolo dell'adolescente sfacciato, la sensualità adulta…
Pan è tutto questo, è terrore ed istinto, è forza e cambiamento… vedremo in seguito come trattare con lui e rendercelo amico.

… Era capitato nel quartiere più malfamato della città, si era perso e non riusciva più a ritrovare la strada per ritornare a casa. Dall'oscurità vennero fuori quattro tipi dalle facce poco rassicuranti. Si accorse del luccichio delle lame nelle loro mani. Il cuore cominciò a pulsargli all'impazzata, il respiro che si era immediatamente bloccato era ora diventato affannoso, le gambe non rispondevano più al suo desiderio di fuggire. Era paralizzato dal terrore……
In qualsiasi noir o film del terrore che si rispetti non manca mai una descrizione dei sintomi del panico che colgono il malcapitato…Questi sintomi sono comuni a molti fra noi anche se non si trovano in situazioni così estreme.

Il Dio Pan è una divinità molto antica dell’Arcadia, protettore delle greggi e dei pastori; era così brutto che sua madre fuggiva spaventata. Incarna l’esuberante vitalità della natura, ma anche la sensualità brutale e gli istinti selvaggi; abita monti e luoghi aspri, grotte, caverne e fonti dove suona il flauto. Se disturbato mentre riposa lancia un grido spaventoso che incute il “terror panico”. La natura di pan è allo stesso tempo un paesaggio esterno e interiore e egli può apparire in ogni luogo e in ogni momento, così come improvviso e repentino può sorgere l’attacco di panico. In questo contesto “essere senza paura, privi di angosce, invulnerabili al panico, significa perdita dell’istinto, perdita di connessione con Pan” (Hillman) e quindi perdita di tutto ciò che appartiene in modo semplice al mondo della natura, del corpo, dell’universo in tutta la sua bellezza.
L’istinto è naturale e oscuro, elude il controllo della volontà, così come l’attacco di panico da cui si vuole fuggire. 
Ma non bisogna dimenticare che Pan proteggeva greggi e pastori che vivevano all’aperto e perciò in balia dell’imprevedibile, dell’oscurità e delle intemperie. Questa duplice valenza, questo essere terrifico e protettivo al tempo stesso ci spinge a considerare che l'istinto può anche essere il nostro migliore alleato. L'istinto ci può anche proteggere ed essere il nostro miglior consigliere. Riconoscere Pan dentro di noi significa accettare il nostro mondo naturale, sensuale in tutte le sue forme e manifestazioni personali. Pan vive, è dentro di noi ed è sia terrore sia protezione, ”come psiche e istinto sono in ogni momento inseparabili. Ciò che facciamo al nostro istinto, lo facciamo alle nostre anime.” (Hillman) Rimuovere il nostro istinto dunque non ci salverà dal panico anzi, ci allontanerà ancora di più dal nostro nucleo centrale, dalla nostra anima che "deve" vivere sulla terra come corpo e come spirito per poter rispondere efficacemente alle sfide della vita. 

L’attacco di panico ci ricorda che siamo vulnerabili, che abbiamo dei limiti, che non accettiamo il cambiamento, la paura, ci ricorda il nostro continuo ritornare al passato, il rifiuto della morte. Anche se spesso è un evento catalizzatore a produrlo, l’attacco di panico è un campanello d’allarme che ci ricorda che non possiamo andare avanti così, che dobbiamo rifondare la nostra identità. Non siamo onnipotenti, ma neanche impotenti: possiamo concederci di essere vulnerabili come lo è il nostro bambino interiore che per esprimersi ha bisogno di cure, nutrimento, soddisfazione dei suoi bisogni primari; soprattutto di comprensione e di amore, perché solo così il bambino si svilupperà nella fiducia che lo preserverà dalle paure irrazionali e gli permetterà di aprirsi giocosamente al mondo mantenendo quella curiosità e vivacità nella scoperta del mondo, degli altri e di se stesso. Possiamo concederci di essere vulnerabili, anziché ostinarci di “non sentire” perché temiamo di essere feriti, di soffrire. Siamo vulnerabili ma siamo vivi.
L’attacco di panico in realtà ci offre una grande opportunità: confrontarci, finalmente, con noi stessi, con la nostra vita, per proseguire con fiducia nel cammino dell’esistenza, donando a noi stessi tempo e presenza consapevole.
Durante la nostra vita in ciascuno di noi si verificano continuamente aperture e chiusure verso il mondo, gli altri, noi stessi; quando ci blocchiamo, ci poniamo dei limiti, ci ripieghiamo su di noi perché abbiamo paura di essere abbandonati, esclusi…….allora innalziamo delle barriere che ci impediscono di ascoltare liberamente il nostro cuore e i suoi messaggi, non siamo più in grado di fermarci un istante per stare con la realtà.

Il nostro cuore si apre quando riusciamo a instaurare un rapporto di profonda disponibilità con la realtà del corpo, della mente e dello spirito. Ma se c’è tensione sorgono limiti, ostacoli che ci impediscono di renderci disponibili all’ascolto, di scorrere con fluidità e gioia verso quell’espressione autentica che si realizza nella relazione con il mondo esterno.

La relazione fra gli attacchi di panico e la respirazione è scientificamente provata. E’ fondamentale riconoscere il rapporto esistente fra l'insorgere delle crisi di panico e gli squilibri energetici associati alla respirazione. Esaminando moltissime persone che soffrivano di questo disturbo, nella maggioranza dei casi si è rilevato che all'origine del panico c'è un meccanismo molto semplice; esso è incentrato sul timore indotto dalle sensazioni che emergono quando intensifichiamo inconsapevolmente la respirazione. Si è constatato che le sensazioni scatenanti i casi di panico avevano molti punti in comune con quelle indotte dall'iperventilazione, e che esiste un'evidente relazione tra gli attacchi di panico e le alterazioni del respiro. Si è notato che gli stessi sintomi dell'iperventilazione (capogiro, formicolio alle mani, timore di perdere il controllo emotivo, respiro affannoso, oppressione, vertigine, paura ed eventuale tachicardia) sorgono con estrema facilità in coloro che, senza esserne coscienti, si trovano in condizione di subventilazione. Scopo della subventilazione inconscia (respiro limitato nella potenza e nella capacità) è mantenere basso il livello vitale perchè così si pensa di non incorrere in eccessi che possono creare paure, si ha paura di vivere, ma proprio questo limitare il respiro ci espone al rischio di una involontaria iperventilazione. Quello che all’inizio è un artificio per limitare la paura ci si rivolta contro e innesca le paure. Per questi soggetti è sufficiente un breve periodo di tensione psicologica per indurli all'irrigidimento muscolare che inibisce la respirazione completa e, dopo un certo tempo che il soggetto respira al di sotto di una soglia ottimale, è predisposto a fenomeni di " iperventilazione spontanea " ogni volta che si trova in circostanze che lo inducono ad ampliare la respirazione anche solo parzialmente. Se invece queste sensazioni si manifestano all'improvviso in chi non se lo aspetta e non sa cosa stia accadendo, vengono considerate disturbi fisici o psichici, si può subito pensare ad un attacco di cuore o di stare impazzendo, e l'attacco di panico diventa ancora più probabile. Quando fenomeni di questo genere prendono il controllo della coscienza, una gran parte degli individui si irrigidisce con reazioni difensive che aumentano la tensione.
Nella maggior parte dei casi di DAP una sola crisi basta a far nascere il timore che essa possa ripetersi. Il soggetto ha un'inconscia paura di respirare liberamente, teme che lasciandosi andare a ciò che ha dentro possa perdere il controllo.

Il panico può subentrare perché ci siamo sbagliati nell'interpretare una immagine che ha colpito la nostra attenzione. Per esempio, lo scambiare il tubo dell'acqua in mezzo all'erba per un serpente ci fa saltare, ci mette subito in allarme, ne va della nostra vita. Il risultato è una reazione fisiologica che è coerente con quello che abbiamo visto, anche se quello che abbiamo visto non è la "realtà", ma una visione distorta della "realtà" determinata da "pre-giudizi" di quello che ci aspetta "là fuori", dalla nostra paura che si manifesta prorompente.
Per il cervello infatti, una situazione vera o una immaginata non fa molta differenza. Entrambe producono delle conseguenze reali.
Comune nel panico del nostro malcapitato (del romanzo) e negli Attacchi di Panico (adp) per il tubo dell'acqua nell'erba, è la sintomatologia di base, vale a dire il blocco del respiro (o respiro affannoso oppure senso di soffocamento), la tachicardia, la perdita del controllo emotivo e della lucidità mentale, ma anche del controllo motorio. Si è presi da tremori, parestesie, blocchi, e vi è poi il senso di svenimento e la paura di morire…Tutti questi sintomi portano alla disperazione più nera. Non si vede la possibilità di uscire vivi o ancora sani fisicamente o di mente da questa situazione.

Quasi sempre il disagio psichico si maschera e si allea col sintomo corporeo: quindi è vantaggioso e efficace individuare nel corpo e nel suo linguaggio la causa della sofferenza psicologica; si aprono così canali d’ascolto e di comunicazione che divengono il fulcro della relazione tra cliente e rebirther/counselor, tra il cliente ed il suo corpo, tra cliente e mondo esterno.

Si tratta di recuperare la relazione madre-neonato, cioè il rapporto tra Sé e l’Altro, tra il proprio corpo e il corpo fantasmatico, tra realtà interna e realtà esterna, tra il proprio corpo e il corpo del rebirther/counselor che fa da transfert per il corretto recupero di questa relazione madre-neonato: l’ascolto del proprio corpo consente all’inconscio di parlare con il linguaggio dei vissuti arcaici, proverbiali.

Questo cammino ci porta anche ad assecondare le esigenze del cuore, a seguire il cuore, a vivere, ad abitare il presente, a vivere le proprie azioni, cioè a sentire, a percepire il contatto, se stessi, le risonanze suscitate in noi dall’ascolto dell’altro, dall’ascolto della vita: è la consapevolezza di vivere. La comprensione e la presa di coscienza dei vissuti corporei porta alla modificazione degli atteggiamenti interiori; questo conduce a una progressiva liberazione dalle tensioni, dalla paura legata alla perdita delle difese, rimettendo in moto il desiderio, le emozioni, le pulsioni.

Ogni emozione è la naturale risposta del corpo di fronte alle prove della vita. E’ la risposta naturale di tutti gli esseri umani. Il modo in cui ogni emozione ci influenza dipende invece da come la interpretiamo, da cosa noi pensiamo che significhi; se la stiamo accettando per quella che è oppure se scegliamo di combattere per sopprimerla o evitarla. Di fronte ad una prova pericolosa come di fronte ad una prova non pericolosa, il corpo produce una reazione emozionale simile.
Le emozioni hanno due componenti. Il primo è l’energia che contengono; il secondo è la nostra opinione al riguardo. L’essenza della nostra opinione esiste sia che noi accettiamo l’energia e lasciamo che ci aiuti, sia che noi la combattiamo. Se rifiutiamo di accettare la paura, la nostra energia è dirottata per combattere la paura stessa e ciò ci indebolisce. Se invece la accettiamo, tutta l’energia della paura sarà a nostra disposizione per portare a termine qualcosa di utile.
Non accettando la paura, le diamo il potere di determinare il nostro comportamento e le nostre emozioni avranno la meglio sul nostro intelletto.
E' molto importante capire la paura. Usiamo la paura per riferirci sinteticamente a tutte le cosiddette emozioni negative. 
In alcuni casi la paura è accompagnata da un pericolo reale (come una guerra o la guida in autostrada). Ma nella maggior parte dei casi la paura è irrazionale. La paura del rifiuto o la paura della disapprovazione sono esempi di paure irrazionali, dove non c’è pericolo reale. La paura ci induce a congelarci, a fuggire, ad attaccare e può sopraffarci e così blocchiamo il respiro, respiramo velocemente e superficialmente oppure lottiamo affanosamente con il respiro. La paura invece può avere delle funzioni molto utili per la nostra sopravvivenza, prima di tutto fisica e poi mentale. Il flusso adrenalinico che ci pervade ci permette infatti di reagire con forza e più prontamente agli stimoli esterni, i nostri sensi sono vigili, attenti e rispondono con una velocità ed una precisione inaspettata. 
La paura si presenta per aiutarci a trattare con le difficoltà e se benediciamo la nostra paura diventerà eccitazione. Lavorando con i nostri limiti e la nostra vulnerabilità possiamo uscire dal ruolo di vittima, dire dei no e riappropriarci del nostro spazio e del nostro diritto di scegliere e stare nel nostro potere senza diventare nemico di noi stessi o degli altri.
La paura ha a che fare con il Cambiamento. Nessuna paura, nessun cambiamento.

La cura naturale all'attacco di panico è lo stesso respiro che innesca la crisi. Il rebirthinginfatti permette di riattivare le energie corporee e le risorse mentali: respirare consapevolmente, profondamente, sotto la guida di un esperto, permette di superare con facilità i momenti in cui appare l’ansia. Le manifestazioni fisiche ed emotive momentanee diventano parte integrante del processo di liberazione. La tensione muscolare e il conseguente stato di subventilazione vengono eliminati, per ripristinare il ritmo armonico e regolare del respiro.
Respirando consapevolmente, dando la nostra completa attenzione al respiro, possiamo re-imparare a lasciar fluire liberamente pensieri e sensazioni senza attaccarci ad ogni sensazione fisica ed emotiva. E ogni volta che ci accorgiamo di entrare dentro in un pensiero o di dare spazio ad un sintomo fisico possiamo ritornare al respiro circolare e spostare la nostra attenzione da uno schema ripetitivo del pensiero o da un potenziale disagio, a una azione benefica e neutra, riacquistando così di nuovo la possibilità di scegliere a cosa vogliamo dare energia e spazio. Fin dalle prime sedute di rebirthing si impara ad affrontare i successivi attacchi di panico, concentrando l’attenzione sulla respirazione circolare, perché se sappiamo utilizzare l’energia del corpo, sintonizzarci con la sua intelligenza, riusciamo a prevenire tensioni, disturbi, paure. Ogni volta che escludiamo intuito e consapevolezza ci separiamo dal corpo e diventiamo incapaci di ascoltarne le reali esigenze e richieste. Il nostro corpo è la nostra storia che ci parla.

Andremo a vedere i motivi scatenanti, vedere a cosa ci riportano questi "grilletti" che fanno scattare l'adp, ma andremo ad agire anche sui sintomi nella convinzione provata che se cambia il fisico cambia la mente, e se cambia la mente cambia anche il fisico.
Per cui ci saranno sedute di rebirthing e esercizi di respirazione, cui seguiranno indicazioni che verranno testate assieme per renderci capaci di affrontare da soli questi adp.
Ma noi abbiamo la possibilità di guarire e di farlo anche in un tempo "discretamente" breve.
Si potranno poi prevedere delle ricadute, ma il percorso per superare queste difficoltà è già stato tracciato e sarà sempre più facile con queste nuove risorse affrontare questi adp e ritrovare in breve una serenità che si era persa magari da anni ed uscire da questo buio che ci aveva disintegrato.

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BIBLIOGRAFIA:
FALZONI GALLERANI, F. “Il respiro dell’anima”, Armenia, Milano 1992
FALZONI GALLERANI, F. “Rebirthing Transpersonale”, Rusconi, Milano, 1996
HILLMAN, J. “Saggio su Pan” Adelphi, 1972