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Apnea

Apnea

C’è un momento in cui il respiro smette di essere un rifugio. Quando l’aria non basta. Quando inspirare non dà sollievo, ed espirare non libera. È un momento strano, confuso, quasi violento. È il momento che sto vivendo ora.

Mi sento in apnea.

Non è solo una metafora. È una sensazione concreta, fisica, come se stessi trattenendo il fiato da giorni, settimane, forse mesi. Come se qualcosa mi premesse il petto da dentro, in modo costante, ostinato, silenzioso. E io resto lì, sospeso. Senza ossigeno. Senza direzione.

Questo è un periodo difficile. Forse il più difficile che io abbia mai attraversato. E la cosa che mi spaventa di più è che non ho nemmeno le parole giuste per spiegarlo del tutto. Mi sento disorientato. Spento. Vuoto, ma allo stesso tempo pieno di un rumore interno che non riesco a zittire. È come se il mondo scorresse attorno a me con la solita velocità, e io fossi rimasto fermo. Incastrato in una dimensione ovattata, lontano dal flusso, dagli stimoli, persino dalle emozioni.

In passato, nei momenti di crisi, sapevo dove rifugiarmi. Il mio respiro è sempre stato la mia ancora. Il ritorno a me stesso. Il punto zero da cui ripartire. Ma adesso no. Adesso il respiro non basta. O peggio: il respiro non c’è. È come se lo avessi perso. Come se mi fossi staccato da qualcosa di profondamente mio, di vitale. Come se l’aria intorno a me non fosse più mia alleata.

E non voglio fingere.

Non voglio scrivere un articolo di speranza, almeno non oggi. Non voglio dire che ho trovato una via d’uscita, una soluzione, una nuova consapevolezza. Non c’è nessuna verità salvifica alla fine di questo testo. C’è solo una constatazione, nuda e cruda: mi sento in apnea. E forse è giusto che lo dica. Forse è il primo passo per riconoscere ciò che sto attraversando davvero, senza filtri, senza sovrastrutture.

Lo dico anche per chi si sente allo stesso modo. Per chi ogni giorno si alza con la sensazione di dover trattenere il fiato, di dover sopravvivere a qualcosa che non sa nemmeno nominare. Per chi si sente stanco, ma non ha fatto nulla di fisico. Per chi ha voglia di piangere, ma non sa il perché. Per chi non riesce più ad ascoltarsi. Non siete soli.

Io non ho risposte, non oggi. Ma so che scriverlo, dirlo, ammetterlo, è già un atto di coraggio.

Questo è il mio modo, forse goffo, forse incompleto, di tornare a respirare. Anche solo un poco.

Anche solo per oggi.

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