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Rebirthing e iperventilazione

Respiro e iperventilazione gli effetti del Rebirt
Qui di seguito riporto intregralmente un articolo comparso sul portale "Mondosanità".
A piè di pagina troverete il link diretto alla pagina di riferimento.
Ringrazio gli autori per la chiarezza espositiva.

Respirare lentamente e iperventilare sono due interventi fisiologicamente molto diversi. Nel rebirthing, nella conscious connected breathing e in altre tecniche di high-ventilation breathwork il respiro viene reso continuo e spesso più rapido o profondo con conseguenze rapide sul metabolismo di cui tenere conto

Respirare lentamente e iperventilare sono due interventi fisiologicamente molto diversi.

Nel rebirthing, nella conscious connected breathing e in altre tecniche di high-ventilation breathwork il respiro viene reso continuo e spesso più rapido o profondo. La ventilazione può così superare la quantità necessaria a eliminare l'anidride carbonica prodotta dal metabolismo. A quel punto accade qualcosa di misurabile nel giro di pochi minuti: calo della CO?, aumento del pH del sangue e conseguente alcalosi respiratoria. È proprio questo cambiamento della chimica del sangue, più che un generico aumento dell'ossigeno, a spiegare molti degli effetti fisici e mentali provocati dall'iperventilazione. Non entra molto più ossigeno, esce soprattutto CO?. È uno degli equivoci più diffusi sul breathwork. Una persona sana possiede normalmente una saturazione dell'emoglobina già molto elevata. Respirare enormemente più del necessario non può quindi caricare indefinitamente il sangue di ossigeno. Ciò che cambia rapidamente è soprattutto la PaCO?, cioè la pressione dell'anidride carbonica nel sangue arterioso.

Quando scende sotto i valori fisiologici si parla di ipocapnia. L'equilibrio bicarbonato-CO? si sposta e il pH aumenta. Nasce così l'alcalosi respiratoria. La CO? non è soltanto uno scarto. Per decenni abbiamo raccontato l'anidride carbonica quasi esclusivamente come il prodotto di rifiuto della respirazione cellulare. In realtà è anche un potentissimo regolatore fisiologico.

La sua concentrazione influenza il pH, la respirazione, l'eccitabilità neuronale e soprattutto il calibro dei vasi cerebrali.

Quando la CO? diminuisce rapidamente, i vasi cerebrali si restringono. Il flusso di sangue al cervello può quindi diminuire proprio mentre la persona sta respirando molto intensamente. La grande review pubblicata su Neuroscience & Biobehavioral Reviews dedicata alle tecniche ad alta ventilazione individua proprio in ipocapnia, alcalosi, modificazione del flusso cerebrale ed eccitabilità neuronale alcuni dei meccanismi fondamentali di queste pratiche.

Perché arrivano formicolii e mani contratte?

Chi iperventila intensamente può avvertire formicolii intorno alla bocca e alle estremità, vertigini, sensazione di leggerezza, alterazioni percettive e talvolta contrazioni delle mani. Non sono necessariamente manifestazioni “energetiche”.

Hanno una spiegazione fisiologica. L'aumento del pH modifica, tra le altre cose, la quota di calcio ionizzato disponibile nel sangue e altera l'eccitabilità neuromuscolare. Se l'alcalosi diventa importante possono comparire spasmi e tetania. Anche alcune delle sensazioni interpretate durante il rebirthing come manifestazioni di uno stato modificato di coscienza possono quindi avere una componente neurofisiologica molto concreta.

Rebirthing e stati modificati di coscienza

La questione diventa però ancora più interessante quando si osserva il cervello. La review di Fincham e colleghi comprende sotto la definizione di High Ventilation Breathwork pratiche differenti come rebirthing, holotropic breathwork, conscious connected breathing, alcune forme di pranayama e protocolli collegati al metodo Wim Hof. Pur non essendo tecniche identiche, condividono la capacità di modificare volontariamente e significativamente la ventilazione.

Gli autori descrivono effetti profondi sul sistema nervoso autonomo e centrale e considerano l'interazione tra ipocapnia, alcalosi, metabolismo cerebrale, interocezione ed eccitabilità neuronale una possibile chiave per comprendere gli stati alterati di coscienza riferiti durante alcune sessioni. La respirazione, dunque, può effettivamente modificare temporaneamente il modo in cui il cervello percepisce corpo e ambiente.

Un piccolo stress che allena la cellula? L'esercizio fisico offre un modello utile. Durante l'attività intensa aumenta temporaneamente la produzione di specie reattive dell'ossigeno. Sarebbe intuitivo considerarlo un effetto negativo. In realtà piccole quantità di ROS funzionano anche come segnali e possono contribuire all'attivazione di risposte adattative cellulari.
L'organismo può aum

Un piccolo stress che allena la cellula? L'esercizio fisico offre un modello utile. Durante l'attività intensa aumenta temporaneamente la produzione di specie reattive dell'ossigeno. Sarebbe intuitivo considerarlo un effetto negativo. In realtà piccole quantità di ROS funzionano anche come segnali e possono contribuire all'attivazione di risposte adattative cellulari.

L'organismo può aumentare successivamente le proprie difese. La domanda scientificamente interessante è allora: può una perturbazione transitoria di CO? e pH produrre qualcosa di analogo? È possibile ipotizzarlo biologicamente, ma non abbiamo ancora prove cliniche sufficienti per sostenere che provocare volontariamente alcalosi respiratoria rappresenti una terapia antiossidante. E soprattutto non vale l'equazione “più alcalosi uguale maggiore beneficio”.

Il paradosso dell'ossigeno
C'è anche un altro fenomeno che rende affascinante la fisiologia dell'iperventilazione. Quando la CO? diminuisce e il pH aumenta, l'emoglobina tende a trattenere più saldamente l'ossigeno. È una conseguenza inversa del cosiddetto effetto Bohr.

Il sangue può dunque essere perfettamente ossigenato mentre la cessione di ossigeno ad alcuni tessuti diventa meno favorevole. Questo demolisce l'idea semplicistica secondo cui respirare più velocemente equivalga necessariamente a “portare più ossigeno alle cellule”. L'organismo non funziona come una pompa da riempire d'aria: conta l'equilibrio tra O?, CO?, pH, perfusione e metabolismo.

La respirazione può diventare una forma di stress controllato. È probabilmente questo il punto più moderno con cui interpretare alcune forme di breathwork. La respirazione lenta cerca prevalentemente la regolazione.

L'iperventilazione cerca invece una perturbazione fisiologica. Nel primo caso prevalgono sincronizzazione cardiorespiratoria, baroriflesso e modulazione vagale. Nel secondo entrano maggiormente in gioco ipocapnia, alcalosi, attivazione simpatica, modificazione del flusso cerebrale, interocezione ed eccitabilità neuronale. Sono quasi due strade opposte che partono dallo stesso strumento: il respiro.

Il rebirthing può essere terapeutico? Esistono segnalazioni e alcuni dati preliminari di possibili benefici psicologici delle tecniche ad alta ventilazione, soprattutto nell'ambito di stress, trauma e disturbi affettivi. La review scientifica dedicata all'argomento considera queste osservazioni sufficientemente interessanti da giustificare ulteriori studi, ma sottolinea contemporaneamente la necessità di trial clinici rigorosi e di definire indicazioni e controindicazioni. Il punto è essenziale perché il rebirthing non equivale a una semplice respirazione rilassante. Se induce una vera iperventilazione, modifica concretamente l'omeostasi. Per questo le forme intense non sono pratiche da improvvisare, soprattutto in persone con patologie cardiovascolari, respiratorie o neurologiche o predisposizione a sincope e attacchi di panico.

Il futuro: dosare il respiro come uno stimolo biologico
Non occorre chiedersi semplicemente se “respirare faccia bene”, ma determinare quale respirazione, per quanto tempo e per ottenere quale risposta fisiologica. Cinque-sei respiri al minuto possono massimizzare determinati fenomeni di risonanza cardiorespiratoria. Una ventilazione molto superiore alle necessità metaboliche produce invece ipocapnia e alcalosi.

Tra questi due estremi esiste un enorme territorio ancora da esplorare. La possibilità che brevi variazioni controllate di CO? e pH possano influenzare metabolismo, infiammazione, mitocondri e risposte cellulari allo stress merita ricerca. Ma la scoperta più importante è già davanti a noi: il respiro non serve soltanto a introdurre ossigeno. È un potente regolatore della chimica interna dell'organismo e uno dei rarissimi ponti attraverso i quali la volontà può intervenire direttamente su funzioni normalmente automatiche.

Bibliografia essenziale

Fincham G.W. et al. High ventilation breathwork practices: An overview of their effects, mechanisms, and considerations for clinical applications. Neuroscience & Biobehavioral Reviews, 2023.

Adrogué H.J., Madias N.E. et al. Respiratory Acidosis and Respiratory Alkalosis: Core Curriculum 2023. American Journal of Kidney Diseases, 2023.

Laborde S. et al. Effects of voluntary slow breathing on heart rate and heart rate variability: A systematic review and a meta-analysis. Neuroscience & Biobehavioral Reviews, 2022.

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