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Il dono del respiro

Il dono del respiro

Alcuni giorni fa ho scritto che mi sentivo in apnea. (Trovi il precedente articolo QUI)
Non era soltanto una metafora: era la mia realtà. Il respiro, che per anni era stato il mio rifugio, sembrava svanito. Inspirare non portava sollievo, espirare non liberava. Vivevo con la sensazione di trattenere il fiato da mesi, come se qualcosa mi premesse il petto dall’interno. Lì, sospeso, mi sentivo senza ossigeno, senza direzione.

Quel sentire non è scomparso di colpo. Non posso dire di esserne uscito, non sarebbe onesto. L’apnea è ancora parte di me, e i giorni che vivo restano complessi e faticosi. Ma insieme a quella fatica hanno iniziato a emergere dei piccoli spiragli, dei barlumi che forse segnano l’inizio di una nuova consapevolezza.

Ho compreso — o meglio, ho intravisto — che il respiro non è solo un automatismo che accade. È un dono che ci è dato dalla Natura, e che possiamo imparare ad abitare. È un varco che ci permette di non restare completamente in balìa delle circostanze. Questa intuizione, per quanto fragile, mi accompagna come un seme che deve ancora crescere.

E grazie alle condivisioni che ho ricevuto e alle parole di molti di voi, so che non riguarda soltanto me. So che siamo in tanti a vivere momenti in cui il respiro sembra mancare. Momenti in cui ci sentiamo schiacciati da un peso invisibile, o in cui tratteniamo il fiato senza neppure accorgercene. In quei momenti possiamo sentirci soli, ma non lo siamo: la stessa apnea interiore che vivo io può essere la stessa che vivi tu, anche se con sfumature e intensità diverse.

Non ho la pretesa di aver imparato a respirare in modo nuovo, non ancora. So però che posso iniziare a farlo. Possiamo iniziare a farlo. Possiamo trasformare il respiro in una risorsa, non solo per sopravvivere o calmare il dolore, ma per aprirci, poco a poco, a una vita più piena.

Per ora è solo un pensiero, un’ipotesi. Non ho un metodo, non ho una pratica costante, non ho risposte definitive. Ma so che posso scegliere. E so che anche tu puoi. E già questa consapevolezza, per quanto incerta, ci regala un senso di libertà.

Come mi sento dipende da me.
Ciò che provo dipende da me.
Come respiro dipende da me.


Non è ancora una realtà quotidiana, è più una direzione, un richiamo. Ma è lì, davanti a noi, e possiamo provare a muovere i primi passi insieme.

Se prima scrivere era un atto di coraggio, il tentativo di respirare “anche solo per oggi”, ora scrivere è un atto di fiducia: la testimonianza che qualcosa si muove, che una via forse esiste, anche se non sappiamo ancora dove porta.

E forse va bene così: riconoscere di non essere arrivati, ma di aver iniziato a vedere, nel buio dell’apnea, i primi bagliori di un respiro nuovo. E sapere che, seppur in modi diversi, "siamo tutti sulla stessa barca".

Grazie.

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